4 concetti della notte delle tenebre – fine anno – capodanno
La fine dell’anno o capodanno, quando il mondo festeggia un mito che accumuna tutte le culture. Oggi parlo di 4 significati antichi dell’ultimo dell’anno, uniti a rituali magici da fare.
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Il Sole Nero e il Solstizio di fine anno o capodanno occupano un posto centrale nel simbolismo esoterico di molte tradizioni iniziatiche. Il Solstizio d’Inverno, che cade intorno al 21 dicembre, rappresenta il momento in cui il Sole raggiunge il punto più basso nel cielo: la notte è più lunga del giorno, la luce sembra soccombere alle tenebre. Tuttavia, proprio in questa apparente sconfitta si cela il più profondo mistero occulto.
Il Sole Nero non è l’assenza di luce, ma la sua forma invisibile e latente. Esso simboleggia il principio solare ritirato nel grembo dell’oscurità, una luce che non illumina il mondo esterno ma agisce nel profondo, nel regno dell’anima e dell’inconscio. In alchimia corrisponde alla fase della nigredo, la decomposizione necessaria affinché la materia possa essere rigenerata. Nulla può rinascere senza prima essere dissolto.
Sole nero a capodanno
Dal punto di vista esoterico, il Solstizio segna una porta cosmica: il vecchio Sole “muore” e il nuovo Sole viene concepito. Non è ancora visibile, ma è presente come seme di luce. Per questo molte tradizioni iniziatiche parlano di un “Sole interiore”, che l’adepto è chiamato a risvegliare proprio quando il mondo esterno è immerso nel buio.
Un antico rituale magico legato a questo momento era praticato in diverse forme nelle tradizioni nordiche, misteriche e solari. Il rito non aveva lo scopo di “invocare” il Sole, ma di allineare l’iniziato al suo ciclo segreto. Al centro del rituale vi era la contemplazione dell’oscurità: una stanza chiusa, illuminata solo da una fiamma nera o schermata, simbolo del Sole occulto. L’officiante meditava in silenzio, ripercorrendo interiormente le “morti” dell’anno trascorso: fallimenti, illusioni, attaccamenti.
Segue poi l’atto simbolico della sepoltura del passato: un segno, un nome o un simbolo veniva bruciato o sotterrato, rappresentando ciò che doveva dissolversi. Il rituale si concludeva non con una celebrazione rumorosa, ma con un atto di attesa consapevole. Nessuna rinascita immediata: solo la certezza che, dal buio più profondo, la luce tornerà a crescere.
In questo senso, il Sole Nero insegna che la vera luce non teme l’oscurità, perché nasce da essa.
Tempo Sospeso (Liminalità) capodanno
Il concetto di Tempo Sospeso, o liminalità, occupa un posto fondamentale nelle tradizioni esoteriche e occulte di ogni epoca. L’idea è semplice nella forma ma profonda nella sostanza: esistono momenti che non appartengono completamente al passato né al futuro, momenti in cui le leggi ordinarie del tempo e dello spazio sembrano sospese. Questi intervalli, spesso celebrati come soglie o passaggi, erano considerati dagli antichi come porte tra mondi, spazi in cui l’invisibile poteva penetrare nel visibile.
Gli antichi comprendevano che il mondo ordinario è regolato da norme precise: il ciclo giorno-notte, la successione delle stagioni, la vita e la morte. Tuttavia, esistevano momenti in cui queste regole apparivano sospese. Nei calendari sacri, tali momenti coincidevano spesso con solstizi, equinozi, giorni epagomeni o fine dei cicli lunari. In queste date, i sacerdoti e gli iniziati praticavano riti e cerimonie per sfruttare la permeabilità del velo che separa il mondo materiale da quello spirituale. Non era tempo di celebrazione superficiale: era tempo di osservazione, introspezione e preparazione. Il liminale è uno spazio crudo e spietato: chi entra senza disciplina rischia di essere travolto, perché ciò che vi accade sfugge al controllo umano ordinario.
Nel senso occulto, il tempo sospeso è una condizione necessaria per la trasformazione dell’anima. Il discepolato non si misura in anni ma in momenti liminali: il passaggio attraverso una prova, un isolamento, una visione. Il tempo sospeso mette l’individuo di fronte al vuoto, alla mancanza di punti di riferimento sicuri, obbligandolo a confrontarsi con la propria oscurità interna. È l’antico concetto di “attraversamento del deserto” o “notte dell’anima”: un periodo in cui l’ego viene smontato pezzo per pezzo, e ciò che resta è l’essenza non contaminata. Richiede spietatezza interiore, la capacità di riconoscere la verità senza filtri e di lasciare andare ciò che ingombra.
Esperienza della fine
L’esperienza del tempo sospeso si manifesta anche come sincronicità e coincidenze significative, eventi che sembrano sfidare la logica ordinaria. Gli antichi li consideravano messaggi del divino o dell’universo, strumenti per guidare chi si trovava sul cammino iniziatico. L’iniziato doveva osservare attentamente, discernere e agire con decisione: il tempo liminale non perdona esitazioni o indecisioni.
Un esempio rituale antico legato alla liminalità può essere trovato nelle pratiche dei misteri eleusini. Durante determinati giorni sacri, gli iniziati venivano isolati dal mondo esterno e introdotti in spazi oscuri, spesso sotterranei, dove il confine tra reale e simbolico veniva deliberatamente sfumato. Il fine era chiaro: forzare l’anima a sperimentare la sospensione, a percepire la continuità tra vita e morte, tra materia e spirito. Non vi era compiacenza o spettacolo: solo la rigida esposizione alla soglia, con la promessa che chi sopravviveva ne sarebbe uscito trasformato, cosciente della propria fragilità e del potere latente.
La liminalità, quindi, è una condizione cruda e necessaria, una fessura nella realtà ordinaria che consente all’invisibile di manifestarsi. Non è un concetto metaforico o poetico: è una realtà concreta per chi pratica l’esoterismo in modo serio. I momenti liminali non vanno ignorati o trattati con leggerezza: chi li attraversa senza disciplina rischia di perdere sé stesso, perché il tempo sospeso elimina le difese ordinarie dell’ego e mette a nudo l’essenza. La liminalità è spietata, ma chi la affronta con coraggio ottiene ciò che gli antichi cercavano da millenni: una visione diretta, senza veli, del funzionamento nascosto del cosmo e della propria anima.
Il Caos Prima dell’Ordine
Il concetto di “Caos prima dell’Ordine” è uno dei principi fondamentali dell’esoterismo e dell’alchimia. In molte tradizioni antiche, il caos non è visto come semplice disordine o distruzione, ma come stato primordiale necessario alla creazione, una condizione in cui tutte le potenzialità esistono ancora non manifestate. È lo spazio in cui le forme non si sono ancora fissate e le leggi della realtà ordinaria non hanno ancora preso dominio. Nell’alchimia, corrisponde alla fase della nigredo, la decomposizione e dissoluzione iniziale, in cui tutto ciò che è rigido, falso o inutile deve essere demolito per permettere la trasformazione.
Nel senso occulto, il caos è essenziale per chi pratica l’iniziazione. È la prova della resilienza interiore: quando le strutture conosciute vengono dissolte, l’individuo si confronta con l’ignoto assoluto. In questo stato, la mente ordinaria non può agire secondo schemi prestabiliti, ma è costretta a guardare oltre la superficie della realtà. È un periodo spietato e necessario, perché solo nel caos le illusioni possono essere rivelate, le convinzioni limitanti abbattute e il nucleo essenziale dell’anima riconosciuto.
Le tradizioni magiche considerano il caos come materia prima dell’ordine cosmico. In rituali antichi, prima di stabilire sigilli, creare talismani o invocare energie specifiche, gli iniziati venivano esposti a esperienze caotiche: isolamento, oscurità, confusione sensoriale o prove fisiche. Queste esperienze non erano fini a se stesse, ma servivano a preparare il terreno psichico e spirituale. Solo dopo aver attraversato il caos si poteva instaurare un nuovo ordine, consapevole e controllato, capace di allineare le energie interiori con quelle universali.
Caos ed esoterismo
Dal punto di vista esoterico, il caos non è negativo: è potenzialità pura, energia informe che può essere plasmata. Il simbolismo della creazione stessa nelle cosmogonie antiche riflette questo principio: il mondo nasce dal vuoto primordiale o dal caos delle acque, e solo successivamente si struttura in forma e legge. L’iniziato che comprende questo principio impara a non temere il disordine apparente, ma a vederlo come parte del processo di trasformazione.
In sintesi, il caos prima dell’ordine è il fondamento su cui si costruisce qualsiasi percorso iniziatico o magico. È lo stato necessario in cui tutto ciò che è inutile viene eliminato e ciò che è essenziale emerge. Chi affronta il caos con disciplina e coraggio ottiene accesso a un ordine superiore, consapevole e autentico, perché l’ordine vero non nasce dal controllo superficiale, ma dalla comprensione profonda del caos stesso.
Soglia dell’intento a capodanno
La Soglia dell’Intento è un concetto chiave nell’esoterismo e nella magia simbolica, rappresentando il momento in cui la volontà conscia incontra le energie sottili dell’universo. Non si tratta di un semplice desiderio o di una risoluzione superficiale: è il punto in cui l’intento diventa azione interiore, dove il pensiero si prepara a plasmare la realtà. Nell’ottica occulta, ogni cambiamento significativo inizia prima di tutto come intenzione chiaramente definita, collocata su una soglia simbolica tra ciò che è e ciò che può essere.
Dal punto di vista esoterico, la soglia è un momento liminale: non appartiene pienamente al passato né al futuro. È uno spazio di tensione in cui le energie potenziali si concentrano, pronte per essere canalizzate. Gli antichi insegnavano che senza questa preparazione, ogni azione rimane dispersa, incapace di incidere sul corso della vita o sulla realtà interiore. La soglia dell’intento richiede disciplina, concentrazione e conoscenza delle proprie motivazioni profonde: è un momento in cui l’ego deve cedere, lasciando spazio al principio superiore che guiderà l’azione.
Conoscere l’intento finale
In molte tradizioni magiche e iniziatiche, l’intento posto sulla soglia viene accompagnato da rituali simbolici, visualizzazioni o formulazioni precise. L’atto di “varcare” la soglia non è fisico, ma psichico: implica la chiarificazione dell’obiettivo, l’armonizzazione delle energie interne e la preparazione a ricevere le corrispondenze universali necessarie al suo compimento. La soglia dell’intento è quindi un punto di connessione tra microcosmo e macrocosmo, in cui la volontà dell’individuo incontra le leggi occulte che regolano l’universo.
Esotericamente, questa soglia è anche uno strumento di discernimento. Non tutti gli intenti meritano di essere realizzati: solo quelli allineati con l’evoluzione interiore e con l’ordine cosmico possono attraversare la barriera invisibile tra potenzialità e manifestazione. Chi pratica consapevolmente l’arte della soglia sa che ogni intenzione deve essere esaminata, affinata e posta in un contesto più ampio di crescita e trasformazione.
In sintesi, la Soglia dell’Intento non è un momento simbolico qualsiasi, ma un punto cruciale nella pratica esoterica: è il luogo in cui il caos interiore viene ordinato, le energie vengono concentrate e la volontà individuale si prepara a plasmare la realtà. Attraversarla richiede disciplina, lucidità e coraggio, perché il vero intento non sopravvive all’indifferenza o alla superficialità. Solo attraverso questo passaggio l’iniziato può trasformare la propria volontà in azione consapevole, armonizzando la propria energia con il flusso nascosto dell’universo.
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Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe
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