3 oggetti MALEDETTI, spiriti oscuri:e puoi averli in casa
Sono 3, ben 3 oggetti maledetti che nascondono antiche maledizioni e sappi che potresti averli portati a casa, essendo in compagnia di spiriti oscuri o pronti a risvegliarsi nel buio.
Nel mondo dell’occulto esistono oggetti che non sono semplici cose, ma veri e propri canali tra la nostra realtà e dimensioni oscure. Tra i più inquietanti, tre in particolare sfidano la logica e la razionalità: lo specchio maledetto, la bambola antica e il libro dalle pagine vuote.
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Lo specchio maledetto è molto più di un oggetto decorativo: si dice che alcuni riflettano non il nostro volto, ma ciò che si nasconde nell’anima o dietro di noi. Alcuni specchi antichi, segnati dal tempo, mostrano immagini distorte, volti inquietanti o presenze oscure, come se fossero finestre verso un’altra dimensione. Chi li possiede racconta di visioni, incubi, sfortuna, e di uno strano senso di essere osservati anche quando si è soli.
La bambola antica, spesso di porcellana, è invece simbolo di innocenza trasformata in maledizione. In certe storie, queste bambole non solo si muovono da sole, ma sembrano essere abitate da spiriti maligni. Chi le possiede, spesso, subisce incidenti, ossessioni o persino possessioni.
Infine, il libro dalle pagine vuote: un volume che, apparentemente innocuo, scrive da solo frasi criptiche e presagi oscuri. Ogni parola apparsa sulle sue pagine porta con sé un destino infausto.
Tre oggetti. Tre maledizioni. Una sola verità: non tutto ciò che è inanimato è innocuo.
Specchio… maledetto
Gli specchi, in casa, li abbiamo tutti, ma non è che portano sfortuna, almeno che non siano appartenuti a qualcuno, abbiano un bordino nero, di ruggine o incrostato, ma soprattutto sia stato trovato per strada.
Vi racconto 2 storie per farvi capire come si può maledire uno specchio e quali sono le conseguenze di averlo in casa.
Lo specchio di rabbia e invidia
La storia più famosa di uno dei tanti specchi maledetti, narra di uno specchio creato nel XVII secolo da un artigiano che lavorava presso una famiglia nobile. L’artigiano, consumato dall’invidia e dalla rabbia verso il padrone, decise di infondere nell’oggetto una maledizione, usando antichi rituali esoterici. Lo specchio, infatti, non rifletteva più la realtà, ma mostrava immagini distorte, figure oscure e volti inquietanti che nessuno voleva vedere.
Col passare del tempo, chiunque posasse lo sguardo su quel vetro iniziava a subire strani eventi: visioni di fantasmi, incubi ricorrenti o sparizioni misteriose. La famiglia proprietaria tentò più volte di liberarsi dello specchio, ma in qualche modo esso ritornava sempre: sottoforma di regalo di nozze, di articolo da collezione, abbandonato fuori la porta della casa dei componenti della famiglia o ritrovato, per caso, durante un viaggio.
In realtà, il rituale eseguito dall’artigiano, non era mirato a incutere timore oppure tormento alla famiglia, ma per intrappolare l’anima del suo padrone e dei componenti della sua famiglia. Una dannazione eterna che durerà finché non sarà morto fino all’ultimo componente della famiglia nobile.
Però costoro, negli anni avvenire alla morte dell’artigiano, scoprirono della maledizione e quindi decisero di conservare lo specchio coprendolo con un grande drappo nero, in modo che nessuno vedesse i suoi riflessi e in modo che lo specchio non vedesse nessun’altro componente della famiglia.
Lo specchio maledetto di Bancroft
Lo specchio maledetto di Bancroft è un oggetto reale, vero e visibile. Conservato nel museo H.H. Bancroft a San Francisco. La sua fama è nata da eventi inquietanti raccontati da chi si è trovato in sua presenza. Questo grande specchio, risalente al XIX secolo, venne donato al museo da una famiglia di San Francisco, rimasta anonima, si sosteneva che l’oggetto portasse sfortuna e fosse un richiamo di presenze oscure.
Secondo le testimonianze, chi si specchiava in questo vetro raccontava di vedere ombre indistinte alle proprie spalle. Volti che apparivano e scomparivano. Sensazioni di angoscia o di essere osservati, una volta tornati a casa. Nel corso degli anni, dipendenti del museo e visitatori hanno riferito strani rumori e movimenti inspiegabili attorno allo specchio, tanto che per lungo tempo è stato tenuto coperto o addirittura nascosto.
La leggenda dice che lo specchio provenisse da una casa dove si erano verificati numerosi eventi tragici e misteriosi, inclusi suicidi e sparizioni. Alcuni ipotizzano che l’energia negativa di queste tragedie sia rimasta “impressa” nel vetro, creando un vero e proprio “recipiente” di maledizioni.
La storia si è diffusa grazie a racconti e a reportage che hanno aumentato l’alone di mistero attorno a questo oggetto, rendendolo un esempio emblematico di come oggetti apparentemente normali possano divenire maledetti o contenere le anime dei primi “possessori”.
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Testimonianze dei fenomeni paranormali dello specchio maledetto
Le testimonianze più importanti arrivano da custodi, visitatori e ricercatori paranormali che hanno passato del tempo vicino allo specchio di Bancroft. In tanti hanno riportato sensazioni di freddo improvviso, classica “firma” dei fenomeni paranormali, oltre a visioni di ombre, figure sfocate e volti che sembrano emergere dal vetro. Alcuni hanno poi avuto la sensazione di essere toccati, strattonati o tirati da mani invisibili.
Sono stati effettuati esperimenti con apparecchiature specifiche per la classificazione degli eventi paranormali e per la rilevazione di campi elettromagnetici (EMF), microfoni sensibili e videocamere a infrarossi. In alcune registrazioni sono stati captati strani rumori, sussurri o voci indistinte, e nei video si sono notati movimenti inspiegabili di ombre o riflessi anomali.
Bambola antica: la sua storia
Un altro oggetto, che però ha un’anima, seppur oscura, che è tra i più inquietanti e misteriosi nel paranormale, è la bambola antica che occupa un posto di rilievo.
Una delle storie più conosciute riguarda una bambola di porcellana risalente alla fine del XIX secolo, appartenuta a una famiglia dell’Inghilterra vittoriana, benestante e dal nome “celato”. La bambola, chiamata comunemente “Lydia”, era un dono per una bambina di nome Eleanor, figlia unica di una famiglia benestante. Fin da subito, però, Lydia sembrò portare con sé un’aria inquietante.
Secondo le testimonianze raccolte nella famiglia, Eleanor iniziò a mostrare strani comportamenti dopo pochi mesi dalla presenza della bambola. I familiari si preoccupavano perché vedevano la bambina:
- parlare con la bambola come se fosse viva
- Udivano voci e la stessa Eleanor riferiva di voci che provenivano dalla bambola
- La bambola stessa cambiava posizione in modo inspiegabile. La lasciavano seduta su una sedia per poi ritrovarla ai piedi del tavolo oppure era lasciata nella camera della bambina e, inspiegabilmente, la si ritrovava sui divani nel salotto di rappresentanza.
Con il passare del tempo, i fatti divennero più inquietanti: la bambina cadeva in uno stato di trance oppure si bloccava improvvisamente con gli occhi spalancati, durante il quale raccontava di essere visitata da un’entità oscura che abitava la bambola.
Disfarsi della bambola?! Impossibile!
I genitori, preoccupati, cercarono di disfarsi della bambola in 3 modi.
La regalarono ad un’altra famiglia o meglio la diedero a una delle loro serve che aveva due bambine. Dopo qualche giorno la figlia più grande si ruppe una gamba e affermò che era stata la bambola a spingerla. La seconda, più piccola, ebbe incubi e si risvegliava con dei lividi dicendo che la bambola era un mostro. A questo punto, la serva, restituì la bambola alla padrona e costei, dopo che seppe gli accaduti, sentendosi responsabile, decise di riprendersi la bambola.
Il secondo metodo per disfarsi della bambola fu quello di gettarla via, in strada. Solo che, incredibilmente, dopo 6 giorni, un giovane sporco di fuliggine e di cenere, uno spazzacamino, la riportò alla famiglia, ma per quale motivo? Il giovane gli disse che, la bambola, era stata trovata da una sarta che viveva nella sua palazzina. La sarta aveva visto una nobil donna, che poi aveva riconosciuto, che l’abbandonava. L’aveva data alle sue 3 bambine, ma in pochi giorni, tutte è tre si erano ferite anche gravemente, dando la colpa alla bambola. Poi la sarta aveva dato la bambola alla madre del giovane spazzacamino che era morta quella mattina e aveva sussurrato al giovane: la bambola è oscura. A questo punto, lo spazzacamino, aveva deciso di restituirla. Anche in questo caso, la donna, dovette riprendersi la bambola.
Fu a questo punto che la famiglia, si trovò in difficoltà maggiore. Non potevano regalarla o abbandonarla perché ella si vendicava, cosa fare? Fu a questo punto che decisero nel bruciarla, ma la bambola era di porcellana e si bruciò solo l’ambito. Solo che, secondo le testimonianze dei presenti, i lembi di tessuto dell’abito della bambola si alzarono in scintille incandescenti e diedero fuoco alla legnaia e a 2 camere della grande abitazione, camere con le finestre aperte e le tende che presero fuoco.
A questo punto la bambola, ancora integra e solo con gli abiti bruciati, rimase nella casa di questa famiglia. Tuttavia Eleanor desiderava tornare a giocare con la bambola. Nel periodo in cui i genitori avevano provato a disfarsi di questo oggetto, la bambina era stata terribile, dispettosa, violenta e solo ora che la bambola era a casa, lei si era calmata. Alla fine i genitori fecero rifare un nuovo abito alla bambola e la pulirono dalla cenere e fuliggine.
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Il culmine del maligno
Gli eventi paranormali non terminarono e a distanza di un anno, culminarono quando Eleanor, nel suo decimo compleanno, cadde gravemente malata e iniziò a manifestare segni di possessione. Parlando in lingue sconosciute. Aveva una forza sovrumana. Strisciava a terra come un serpente terrorizzando i presenti. Dopo numerosi tentativi di curarla con la medicina tradizionale, si decise di affidare la bambola ad un esorcista. Costui durante il rituale dichiarò che un’antica entità maligna aveva preso dimora in quell’oggetto. L’esorcismo, tuttavia, non fu definitivo: la bambola continuò a essere fonte di eventi inspiegabili fino a quando non venne sigillata in una teca di vetro, avvolta in bende di lino bianche benedette e immerse nell’acqua santa. Infine venne poi chiusa in un’ennesima cassa di legno di ulivo benedetto.
Come sappiamo di questa storia? Intanto la famiglia che l’ha custodita fino ad oggi, sapeva di questo oscuro segreto di famiglia che poi venne nuovamente alla luce quando nel 1930, a cavallo tra le due guerre mondiali, si decise di vendere la bambola ad un collezionista. Costui però, prima di comprarla, ha fatto le sue indagini e, a quanto pare, ha deciso di acquistarla. Prima l’ha messa in esposizione in modo privato nella sua abitazione e poi in un suo museo in Inghilterra.
Perché le bambole possono divenire maledette?
Le bambole, per la loro natura e simbolismo, rappresentano più di semplici giocattoli: sono viste come estensioni dell’essere umano, portatrici di ricordi, sentimenti, drammi, emozioni e di energie spirituali. La credenza che le bambole possano divenire maledette ha radici profonde.
Innanzitutto, le bambole sono usate in rituali magici o esoterici perché identificano un “idolo”, cioè una divinità, entità o spirito. In alcune pratiche esoteriche, esse fungono da “vasi”, cioè da veri e propri contenitori, per spiriti o energie, sia benevole che maligne. Se un rituale mal riuscito o un’energia negativa viene impressa in una bambola, questa può diventare un “contenitore” di forze oscure, quindi maledette. Inoltre, l’aspetto umano della bambola facilita una proiezione psicologica ed energetica: la mente tende a percepire la bambola come un’entità viva, specialmente se associata a eventi traumatici o misteriosi.
Tante bambole maledette provengono da epoche passate e sono legate a storie di sofferenza, morte o tragedie familiari, come nella storia di Mandy: la bambola maledetta. L’accumulo di energie emotive negative è una “maledizione” che permane nell’oggetto. Le bambole possono divenire maledette per la combinazione di elementi emozionali e spirituali che le circondano, rendendole portatrici di entità, energie e di eventi paranormali.
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Il libro dalle pagine vuote: una maledizione scritta nel silenzio
Nel 1921, in un villaggio isolato della Boemia, un anziano bibliofilo di nome Václav Hrůza acquistò un libro misterioso da un mercante itinerante. Il volume, rilegato in pelle nera screpolata, non riportava titolo né autore. Le pagine, all’apparenza completamente bianche, erano realizzate in una strana pergamena ruvida e leggermente oleosa al tatto. Nonostante fosse vuoto, Hrůza era inspiegabilmente attratto dal libro, tanto da iniziare a tenerlo sempre con sé.
Pochi giorni dopo, la moglie dell’uomo trovò alcune pagine macchiate d’inchiostro. Le parole sembravano apparire da sole, di notte, scritte in una lingua arcaica e indecifrabile. Il giorno seguente, un evento tragico colpì il villaggio: un incendio devastò l’ala ovest della chiesa locale. Altri scritti apparvero la notte successiva, e altre disgrazie seguirono. Ogni volta che le pagine si riempivano, accadeva qualcosa di oscuro: incidenti, morti, follia.
Hrůza si rese conto che il libro scriveva il futuro, ma solo nella sua forma più cupa. Non poteva essere distrutto: tentò di bruciarlo, affogarlo, seppellirlo… ma tornava sempre, con nuove pagine vuote pronte a riempirsi. Alla fine, l’uomo scomparve nel nulla, e il libro fu ritrovato nella sua biblioteca, ancora intatto, ancora silenzioso.
Perché è considerato un oggetto maledetto?
Il libro dalle pagine vuote rappresenta la paura dell’inconoscibile e del destino ineluttabile. Secondo l’occultismo, alcuni oggetti possono fungere da specchi dell’anima collettiva, canalizzando energie oscure o eventi futuri. Il fatto che le parole compaiano spontaneamente lo rende un “oggetto recettivo”, capace di assorbire e manifestare intenzioni negative o maledizioni.
Oggi, si dice che il libro sia custodito in una collezione privata, chiuso in una teca di vetro piombato. Nessuno ha più osato leggerlo. Ma le pagine… sembrano ancora crescere.
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Libro dalle pagine bianche: mai portarlo a casa
A questo punto vi dico come mai non è il caso di portare a casa vostra un libro che trovate con delle pagine bianche. Il motivo è che proprio in quelle pagine, i possessori prima di voi, possono aver avuto delle domande, emozioni, sensazioni oppure dei momenti di forte delusione che si sono impressi in quei fogli. Nel momento in cui voi andrete a scrivere dei pensieri, speranze, nomi di persone o altro, essi si ritorceranno contro di voi.
Per esempio scrivete: oggi io e la mia migliore amica siamo state bene e speriamo di fare un viaggio domani. Potrebbe poi accadere di litigare con la vostra migliore amica oppure durante il viaggio che organizzerete, ci saranno degli incidenti.
La maledizione dei fogli bianchi si combatte in 2 modi:
- Il primo è lasciare le pagine totalmente bianche.
- Il secondo è mettere, sulle pagine bianche, del sale grosso e lasciarle aperte di notte, durante la luna piena.
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Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe