Strega finnicella: la strega del “piscio” – caccia alle streghe
Finnicella, la strega finnicella, la prima donna romana condannata per stregoneria durante la caccia alle streghe. L’esecuzione avvenne in una calda giornata estiva dando luogo al “mistero di finnicella”. Le streghe d’italia, vere, realmente esistite che hanno ispirato leggende, sono tante, se volete conoscerle consiglio quesot libro: Streghe d’Italia
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Finnicella è ricordata ancora oggi perché la sua storia si colloca in quel punto fragile in cui la cronaca si trasforma in leggenda. È una figura reale, attestata, verbalizzata nelle fonti romane del XV secolo, vale a dire tra il 1400 e 1500, ma allo stesso tempo è diventata simbolo: della paura, dell’ingiustizia e del potere distruttivo della stregoneria e della crudeltà della chiesa o Santa Inquisizione. Il suo nome è sopravvissuto non tanto per ciò che fece, quanto per ciò che rappresentò e per il mistero che avvolse la sua fine.
La storia documentata ci dice che Finnicella fu accusata di stregoneria e condannata a morte a Roma nel 1426, ma come morì? Cos’è il mistero Finnicella? Chi è la strega finnicella?
Per comprendere la vicenda è necessario guardare alla Roma del Medioevo, una città attraversata da profonde contraddizioni. Accanto al centro del potere religioso convivevano miseria, malattie, ignoranza e una diffusa paura dell’invisibile. La stregoneria era la colpevole di tutto ciò, una minaccia concreta all’ordine divino che si ripercuoteva nella vita sociale. Donne sole, povere o non conformi, cioè da costumi leggeri, erano le prime vittime, le prime ad essere sospettate. Bastava una diceria, un pettegolezzo, una chiacchierata con un uomo che non era marito o fratello, una disgrazia improvvisa, una malattia inspiegabile e l’avvicinamento al rogo, era facile.
Finnicella, la strega del piscio di vacca?
Di Finnicella sappiamo che non era una nobildonna, non era una religiosa, non era nessuno che valesse la pena di essere ricordato dai documenti ufficiali, se non quando venne processata.Cosa sappiamo però dalle cronache e racconti popolari, non ufficiali, ma che richiamano tutti un personaggio, una figura umana, che è uguale in tutti questi racconti?
Finnicella era una donna dai 24 ai 28 anni, non è chiara l’età, ma abbiamo di fronte una fanciulla giovane. Alcune persone dicevano che fosse una guaritrice, tra le più abili, anzi pare che addirittura uno dei “medici”, per quanto si possa dire medico nel 1400, che curava direttamente il Santo padre, si fosse rivolta a lei. Costui guarì il Papa con un filtro a base di urina di vacca, piccolo appunto la vacca sarebbe la mucca che ha partorito fa poco, mentre la mucca è il “nome” che si usa per identificare la femmina dei bovini. Finnicella venne accusata, durante le torture, addirittura di aver ricevuto un messaggio direttamente dal diavolo per calunniare il Papa poiché rivelò, ridendo in preda all’isteria, secondo me a isteria del dolore: lo stesso santo padre ha bevuto il maleficium, il piscio di una vacca.
Un’accusa che poi venne “sminuito” a calunnia di una strega perché il Papa, cioè il Cristo in terra, non poteva assolutamente guarire grazie a un maelifium, cioè al filtro di una strega. Altri parlano di fattucchiera, una strega che usava la blasfemia, stregoneria, le arti del diavolo e il malocchio, per maledire o rubare l’anima. Riassumo con un concetto generale che serpeggiava nella popolazione dell’epoca: chi è finnicella? Una degli amanti del diavolo e proprio quest’ultimo la considerava la sua favorita.
Strega finnicella: Il Manuale Segreto del Fascino Oscuro
Finnicella, conosciuta come l’amante del Diavolo, non è solo una leggenda lei è il potere femminile che sfida la ragione. Le fonti parlano di riti antichi, meticolosi e spaventosi, studiati per amplificare fascino, influenza e percezione dei desideri altrui. Ogni gesto, ogni simbolo e ogni oggetto aveva uno scopo preciso: attrarre, dominare, rendere visibili le energie invisibili. Tra i rituali più noti si racconta di notti trascorse davanti a specchi anneriti, circondata da candele disposte secondo schemi geometrici esatti, come: triangolo, cerchio, pentacolo. La si udiva recitare di formule sconosciute e accompagnata da gesti particolari, spaventosi con una forza oscura.
Si dice che Finnicella percepiva le paure più profonde, le debolezze celate e i desideri nascosti, manipolando le persone, il tempo e la natura. Alcune leggende suggeriscono che chi entrava nel suo raggio di azione viveva sogni intensi, visioni, pensieri ossessivi, era seguito da ombre e gli capitavano incidenti di ogni sorta. Altri rituali, meno raccontati, prevedevano l’uso di polveri, filtri e simboli di sangue oltre all’uso del sangue stesso, specialmente di quello mestruale.
Finnicella da donna guaritrice divenne malvagia. I suoi riti e la sua storia insegnano una lezione inquietante: il fascino può essere un’arma pericolosa, lei era giovane e usava la magia anche per guarite, e la conoscenza di forze oscure fa paura, quando non servono, e danno rispetto quando vengono chieste.
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La bella, non bella
Siccome mi sono “innamorata” della storia della strega finnicella, ho deciso di conoscerla meglio, anche fisicamente e sono riuscita a sapere quale fosse il suo aspetto. Finnicella, non era bella, faccio anche la rima, però era di quel fascino inquietante e vi spiego perché, oltre ad attirare.
Perché inquietante? Intanto era una donna che non aveva paura, delusa dal mondo, che sopravviveva ogni giorno sfidando morale comune e morale religiosa. Quando la si incontrava per strada lei ti guardava negli occhi, andando contrario all’idea di bellezza casta e a testa bassa che dovevano tenere le donne. Secondo la superstizione: chi incontrava lo sguardo di Finnicella, era stata maledetta o maledetto. Una curiosità che assolutamente devo raccontare è che se la guardavi negli occhi, le ti sputava addosso o a terra. Tant’è infatti che, per un certo periodo, diciamo per 160 anni, era chiamata anche: la strega dello sputo.
C’è un racconto popolare che narra che un giorno, Finnicella, mentre acquistava delle mele al mercato, un giovane iniziò a fissarla intensamente. Lei lo fisso è sputo ai suoi piedi. Al termine del mercato, quando il giovane stava smontando il suo banco, alcune assi cedettero e gli caddero su entrambi i piedi rompendoli.
Il suo fascino attirava, perché? Perché era giovane. Una donna dai capelli neri, lunghi fino alla schiena. Gli occhi erano leggermente dal taglio a mandorla, verdi. Il naso era sottile, un po’ a punta, regolare. Le labbra erano anch’esse sottili, ma ben disegnate. Magra, con un fisico androgino, cioè con poco seno. Anche questo andava contro all’idea della bellezza della donna nel medioevo che doveva essere florida. In generale non era bellissima, ma piaceva.
Strega: immediatamente condannata
L’accusa contro la strega finnicella fu immediata e definitiva: stregoneria. Non servivano prove, bastava ciò che la chiesa aveva recuperato come testimonianze tra il popolo e i clienti della strega. Le cronache parlano di malefici, pozioni, malattie e disgrazie attribuite alla donna, ma la realtà è più spietata: ogni fallimento della comunità era colpa di Finnicella. Un matrimonio andato male? Colpa di Finnicella! Un tradimento extraconiungale? Colpa di Finnicella! Un parto andato male? Colpa di Finnicella. Lei era il bersaglio perfetto. Le accuse non nascevano da fatti dimostrabili, ma dalla necessità di trovare un colpevole che non fosse Gesu o Dio.
Il processo, se così possiamo definirlo, fu, ai miei occhi, il più ridicolo e assurdo. Finnicella venne arrestata, torturata per giorni, sottoposta a esorcismi e ai sacramenti. Solo dopo questi giorni interminabili di sofferenza fisica e psicologica, lei confessò. Al processo ci fu esclusivamente la lettura della confessione e la condanna.
In realtà, secondo me, il processo era già scritto prima ancora di cominciare. Finnicella era colpevole a priori: la sua identità, la sua condizione sociale e la paura che incuteva bastavano a condannarla. Le prove erano irrilevanti, le testimonianze manipolabili. La tortura trasformava la resistenza in confessione e la comunità applaudiva la rituale esecuzione della giustizia. Non c’era spazio per la difesa, né per il dubbio: il destino di Finnicella era deciso ancor prima che lei venisse arrestata.
Indagini segrete sulla strega finnicella
Però… attenti che arriva il però! Come mai, proprio le indagini sulla stregoneria di Finnicella non vennero mai rese pubbliche? Perfino la lettura della sua confessione ometteva nomi, incantesimi e rituali richiesti dai clienti?
Come vi ho accennato prima, cioè quando ho parlato di uno dei medici che le chiese delle pozioni per salvare il Santo Padre, i suoi clienti erano di una certa “schiera”, diciamo così, importante, conosciuta: preti, vescovi e nobili di Roma. Tant’è infatti che, nei mesi avvenire alla presunta morte di Finnicella, ci furono morti misteriose specialmente tra i vicini di casa di questa donna, il suo bottegaio di fiducia, l’erborista del suo rione e alcune perpetue, cioè le serve di 5 parroci delle chiese vicino al rione di Finnicella, sparirono nel nulla per poi essere ritrovate vicino sulle sponde del tevere nude e morte.
Alla fine divenne proibito parlare di Finnicella e, chi lo faceva, si rivolgeva alla sua memoria con: la strega dello sputo oppure la strega che ha servito roma. Nel senso che i suoi clienti erano tutti i cittadini di roma senza identificarne nessuno nello specifico.
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La strega che non annega
La condanna a morte di Finnicella fu rapida. La sua esecuzione fu diversa. Il rogo era il metodo più comune per le condanne per stregoneria, ma nel caso di Finnicella si narrano dettagli singolari. La donna fu legata e portata verso il fiume per essere gettato nel Tevere con una pietra al collo. È proprio questo episodio a rendere la vicenda leggendaria. Alcune versioni narrano che Finnicella sopravvisse al primo tentativo di annegamento. Nel secondo invece, dopo alcuni giorni che il suo corpo era stato affondato dalla pietra, nel tirarla su, venne issata la pietra, ma il suo corpo era sparito.
Il mistero di Finnicella
Le streghe sono tante, ma Finnicella è una di quelle che non verrà mai dimenticata. Ancora oggi ci si interroga sul: “mistero Finnicella”.
Il mistero Finnicella nasce dalla sua condanna. Secondo il racconto più noto, la donna fu gettata nel Tevere con una pietra legata al collo. Alcune versioni sostengono che sopravvisse al primo tentativo di esecuzione, perché, una volta che venne ripescato il suo corpo, lei respirava ancora. Riprese coscienza e prima che potesse dire qualcosa, le venne ficcato in bocca uno straccio per impedirle di parlare. Un’azione che creò sdegno tra il popolo. Il prete che controllava l’esecuzione si affrettò a dire: meglio che la strega non parli o ci maledirà tutti.
Tale frase bastò per far dileguare la folla radunata. Il secondo tentativo di esecuzione avvenne la notte del 28 giugno. Sempre gettata nel tevere, mentre cadeva nell’acqua, sputò via lo straccio in bocca e gridò qualcosa che, ancora oggi, secondo la leggenda, echeggia nel tevere proprio il 28 giugno. La corda che collegava il corpo della strega al ponte del fiume, rimase tesa per tutta la notte. Quando la fune venne issata, tirò fuori, inspiegabilmente, solo la pietra e non c’era il corpo di Finnicella che non venne mai più ritrovato.
Ancora oggi ci si interroga su come fosse possibile, dato che la pietra era legata al collo della donna.
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Donna: no vittima perché è strega
Nel 1400 D.c, Roma era una città reduce dalla persecuzione feroce delle streghe del primo medioevo e, soprattutto, era divenuto il centro della cristianità. Una città dominata dalla paura, dal terrore, dalla superstizione e religione. Anzi la religione e la superstizione erano fusi insieme, due mondi che venivano controllati con una sola figura: il signore del male assoluto, il tentatore, il peccatore. La fede fanatica era l’unico modo per salvare l’anima, ma era anche un modo per governare i corpi. Carestie, epidemie, morti improvvise: ogni evento inspiegabile aveva un colpevole, un colpevole che era qualcuno che aveva un “potere oscuro”.
La Chiesa esercitava un’autorità totale, spirituale e giudiziaria. I tribunali ecclesiastici cercavano la conferma di un sospetto e non la verità. La stregoneria era l’accusa perfetta: invisibile, indimostrabile, impossibile da smentire e facile da giudicare. Bastavano voci, denunce anonime, rancori personali, interessi economici o proprietari. La tortura faceva il resto. Le confessioni erano una prova ritenuta tangibile: se il sospetto si dichiarava colpevole, era colpevole punto e basta, poco importava se la confessione era estorta. L’esito era poi la giusta condanna.
La strega quindi non era una figura mitologica, fantasiosa o una leggenda, era reale, un nemico pronto a braccarti e a maledirti in ogni momento. L’alleata del demonio, responsabile di malattie, infertilità, morti improvvise, tempeste. Incarnava il caos, l’errore, la disobbedienza. Eliminandola, la società credeva di ristabilire l’ordine.
Strega: il mito della paura
Ma chi era la strega? Esistevano figure oscure che effettivamente eseguivano malefici e pratiche antiche, ma di certo erano quelle più difficili da individuare. Poi c’erano le donne che vivevano in: povertà, solitudine, vecchie o bellissime, giovani fanciulle seducenti e non conformi alla morale comune, coloro che conoscevano le erbe, i filtri e perfino chi sapeva leggere, era considerata una probabile strega. Le donne poi non avevano difese, poiché erano colpevoli già perché nate donne. Punirle serviva a tranquillizzare la comunità e a ribadire chi comandava.
La caccia alle streghe non fu un errore del passato. Fu una strategia di potere: creare un mostro, attribuirgli ogni colpa, distruggerlo in pubblico e ricominciare.
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Finnicella: l’ingiustizia sulle streghe
La storia di Finnicella, da vicenda giudiziaria reale, si è lentamente trasformata in leggenda. Quella donna del popolo accusata di stregoneria, che la cronaca voleva annientare, ha trovato invece un posto duraturo nella memoria collettiva. Col passare dei secoli, i dettagli documentati si sono mescolati a racconti popolari, esagerazioni e invenzioni, fino a creare una figura che va oltre la semplice cronaca: una strega simbolica, portatrice di mistero e terrore.
Tra vicoli e piazze di Roma, la storia di Finnicella veniva narrata con variazioni continue: alcune versioni enfatizzavano la sua magia e i suoi presunti malefici, altre la descrivevano come donna ingiustamente perseguitata. Finnicella è un simbolo di ribellione e ingiustizia. Non è solo la strega che praticava magia, ma la donna punita per esistere fuori dai vincoli della società patriarcale e della religione ufficiale. La condanna e il mistero della sua sorte hanno fatto sì che fosse ricordata non come colpevole, ma come emblema di ciò che è ingiusto e incomprensibile.
Il fascino delle streghe perseguitate, di cui Finnicella è un esempio perfetto, è eterno. La leggenda di Finnicella continua a catturare l’immaginario perché parla di ingiustizia, coraggio e mistero.
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Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe
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