Il borgo delle streghe e i misteri paranormali
Il borgo delle streghe vicoli silenziosi, grotte sacre e segni esoterici. La voce di 3 streghe vi racconterà il mistero di questo luogo.
Guarda il VIDEO per intero sul nostro canale youtube di “Il bosco delle streghe”, eccoti il link:
Iscriviti al nostro canale Youtube: IL BOSCO DELLE STREGHE!
Calcata è conosciuto come “il borgo delle streghe”. Appellativo nato da presenze, entità, streghe e processi eseguiti dalla gente totalmente terrorizzata dalla fede cattolico. Geograficamente parlando, Calcata, è molto isolato, ma in passato c’erano decine di persone che, ogni mese, si inerpicavano fino al borgo per parlare con le streghe che vi abitavano. Donne che conoscevano le erbe, che curavano, facevano rituali di ogni genere, dal malocchio ai legamenti d’amore.
Molte storie del borgo delle streghe sono documentate ed altre non sono documentate e tramandate oralmente. Il mito di oggi mostra una verità più profonda: quella di un sapere antico, spesso femminile, legato al mistero, al mondo occulto e oscuro, al misterio e all’esoterismo. Una premessa le donne sapienti sono state cancellate dalla storia ufficiale, ma sopravvivono nei racconti orali.
Tufo: l’elemento terra, esoterismo
Prima ancora della nascita del borgo medievale, quindi parliamo di almeno il 700 A.c, l’area di Calcata era abitata dai Falisci, popolazione italica che scelse questi luoghi per un valore sacro attribuito alla natura e alle sue presenze misteriose. In realtà ci sono dei disegni rupestri che mostrano queste strane presenze, queste ombre.Questo luogo è un punto di contatto tra la superficie e il mondo sotterraneo. Successivamente, i Romani consolidarono gli insediamenti, sfruttando le cavità naturali scavate nel tufo. Usata in diversi rituali per richiamare abbondanza, ma anche potere esoterico e potere personale.
Il tufo, materiale poroso e vivo, ha un forte valore magico. Per chi non lo sapesse vi dico che la pietra di tufo rappresenta: la terra che accoglie, custodisce e trasforma. Le grotte e i cunicoli scavati nella roccia evocano l’idea di un grembo materno, di un ritorno alle origini, concetti che in sono associati al sacro femminile, all’intimità della donna, e ai culti della terra. Questo legame profondo con il sottosuolo aiuta a capire come mai questo è il borgo delle streghe.
Anzi sappiate che qui c’è una fusione della stregoneria antica appartenente a una popolazione primitiva, mischiata poi a quella romana. Nel corso dei secoli, l’isolamento geografico, ha contribuito a conservare culti realmente antichi che hanno contribuito a creare dei miti legati alla stregoneria.
Leggi anche: Codice Segreto delle Stelle: pronto a conoscere il destino?
Il Medioevo e la nascita delle leggende
Durante il Medioevo, Calcata divenne un borgo fortificato sempre più isolato. L’accesso difficile e la vita raccolta all’interno delle mura favorirono una forte diffidenza verso l’esterno. In un’epoca segnata da paure, carestie e malattie, a questo borgo furono attribuite “forze oscure”.In questo luogo c’erano, per lo più, donne che svolgevano ruoli fondamentali per la comunità, come guaritrici, levatrici, erboristiche, ma anche anziane che eseguivano o insegnavano le arti magiche tra cui la seduzione e i malefici. Anzi possiamo dire che questa era la “città” delle “iettatrici”.
Però devo aprire una parentesi, anzi un vero e proprio capitolo su questa disciplina magica e lo farò in un prossimo video dedicato direttamente alla: iettatura.
Le streghe di calcata
Le cosiddette streghe di Calcata erano soprattutto donne di un sapere antico che tramandavano, per lo più, a quelle persone considerate della comunità. Ci sono però testi che mostrano che molte di loro adottavano, nel senso che si prendevano in casa oppure crescevano, anche eventuali orfani o i “bambini servi”. Questo dei “bambini servi” è una triste verità di “sopravvivenza” del medioevo. Ne parlo poiché questo è un canale di divulgazione, di sapere e conoscenza. Nel periodo medioevale, dal primo periodo fino al rinascimento, era considerato normale morire per: stenti, di fame o freddo, di parto o nei campi. Un semplice raffreddore era pericoloso. Parliamo di un’epoca in cui non erano noti antibiotici o penicillina.
Per le famiglie povere, per sopravvivere, era indispensabile: avere tanti figli, non per amore genitoriale, ma per avere “forza lavoro”. I bambini mangiavano poco, ma producevano molto, specialmente se costretti a lavorare nei campi, con le bestie da fattoria, per i raccolti e nelle botteghe di conceria o carbone. Tuttavia le donne erano coloro che rischiavano maggiormente la vita ad ogni gravidanza. Una donna che non superava il parto, non era una grave perdita per la famiglia poiché l’uomo si risposava, ma intanto aveva il bambino avuto in precedenza che aiutava in casa. Però cosa capitava se i bambini perdevano entrambi i genitori?
Vendita di bambini
Un fenomeno diffuso era quello di affidarli a “enti” come chiese o monasteri che accoglievano gli orfani. Quando erano neonati non era raro lasciarli nelle famose “ruote degli esposti”. Però, cosa ne facevano questi monasteri dei bambini? Senza usare giri di parole, li vendevano. In numerosi testi o libri mastri, specialmente di questi luoghi di culto, dove si annotavano entrate e uscite di beneficenza o monetarie, ritroviamo anche la vendita, non solo di animali, ma di bambini.
Si vendevano a: fattorie, case di nobili, botteghe di artigianato, specialmente a concerie e cave, dove la vita era breve. La vendita era travestita poi da “assistenza morale”. Colui che aveva bisogno di forza lavoro faceva una “donazione” al monastero o altro ente della chiesa e costoro gli affidavano uno o più bambini o bambine. Attenzione che era però un contratto a tempo, nel senso che i bambini lavoravano per i loro “padroni” fino all’età adulta dove poi sceglievano se rimanere o meno. Tuttavia in pochi arrivavano alla vita adulta ed era comune rimanere con il proprio “padrone” perché si aveva un posto per dormire, vivere e mangiare.
Questa pratica, tuttavia, era un “business”, un affarone per altre tipologie di persone, per i cosiddetti: nomadi!
Gli uomini della forza lavoro
In un periodo in cui la vita dipendeva dalla forza lavoro per l’agricoltura e l’allevamento, le zone più isolate, i piccoli villaggi, erano quelli che avevano maggiormente bisogno di “nuove braccia”, cioè di nuova forza lavoro. Data l’importanza dei bambini i monasteri o i conventi tendevano a disfarsi dei loro “ospiti” in modo diversi. Quando erano troppi, come capitava appunto nei periodi di malattie o epidemie, li affidavano a chiunque li chiedesse oppure direttamente agli “uomini nomadi”. Costoro appunto li affidavano a famiglie di contadini oppure a chiunque potesse dargli anche solo una moneta.
In questo modo spesso ci si ritrovava in casa figli non propri, ma che venivano cresciuti come membri attivi e facenti parte della comunità. Le streghe di calcata, secondo una tradizione orale, erano solite insegnare le loro arti stregonesche a bambini che erano divenuti loro adepti perché cresciuti nelle loro case. Attenzione che il lato oscuro della storia ci parla anche di bambini come ingredienti.
Persecuzione e silenzi
Esistono 3 streghe molto rinomate nel borgo di calcata che ancora oggi sono ricordate. Lucia, Marietta e Teresa.
Lucìa la Guaritrice: è ricordata come una donna solitaria. Viveva in una casa semi scavata nel tufo. Non si sposò mai perché era considerata molto brutta. La sua conoscenza delle erbe era vasta e precisa: sapeva riconoscere le piante dei boschi della Valle del Treja e preparare decotti, unguenti e infusi per curare dolori, febbri e ferite. Si dice che conoscesse anche “le ossa”, un sapere antico fatto di manipolazioni e rimedi per fratture e distorsioni.
Lucìa era temuta e rispettata allo stesso tempo. Le persone bussavano alla sua porta di notte, in silenzio, per non essere viste. Alcune guarigioni attribuite a lei furono considerate inspiegabili, soprattutto durante l’epoca della peste. Ma proprio questa efficacia alimentò il sospetto: c’era chi diceva che le sue cure fossero accompagnate da preghiere segrete e parole incomprensibili. Per alcuni era una santa, per altri una strega. Per il borgo, semplicemente, era necessaria. Ma che fine fece Lucia? Dalle cronache dell’epoca sappiamo che venne ritrovata morta in una grotta dopo 17 giorni in cui non la si vedeva più in giro. Il motivo della sua morte però non si sapeva. Si dice che il suo volto fosse distorto in una smorfia di paura che forse era morta di spavento, ma cosa l’ha spaventata tanto da fermarle il cuore? Molti dicono che fosse riuscita a evocare il male più assoluto.
Marietta “la Veggente”
Marietta è una figura più sfuggente, avvolta da un’aura di mistero. Le venivano attribuite capacità di premonizione, soprattutto attraverso i sogni. Raccontava di vedere eventi futuri mentre dormiva, o di ricevere segnali osservando il comportamento degli uccelli e il movimento del vento tra i vicoli. Non praticava guarigioni fisiche, ma offriva interpretazioni, avvertimenti, consigli.
Gli abitanti di Calcata la consultavano in segreto, soprattutto prima di decisioni importanti o nei momenti di crisi. Marietta ascoltava in silenzio e parlava poco, usando frasi enigmatiche, come una vera Sibilla, che venivano comprese solo col tempo. La sua fama crebbe lentamente, fino a diventare ingombrante. Secondo la tradizione orale, un giorno Marietta scomparve senza lasciare traccia. Alcuni dissero che si fosse allontanata volontariamente, altri che fosse stata costretta a farlo. La sua assenza contribuì a rafforzare il mito, trasformandola definitivamente in leggenda.
Leggi anche: Carta astrologica o natal chart, codice Segreto delle Stelle
Teresa della Rupe
Teresa è forse la figura più simbolica tra le streghe di Calcata. Viveva vicino al precipizio, in una zona estrema del borgo, dove la rupe si affaccia sulla valle. Di notte, alcuni abitanti dicevano di averla vista compiere rituali alla luce della luna, osservandola di nascosto. Non si conosce il contenuto di questi gesti, ma vennero interpretati come pratiche magiche.
Teresa fu accusata di parlare con gli spiriti, di ascoltare le voci della rupe e del vento. Che fosse vera o solo frutto della paura collettiva, questa accusa la rese una figura emarginata. Col tempo, divenne il simbolo stesso di Calcata: una donna sola, in equilibrio tra la terra e il vuoto, tra il visibile e l’invisibile. Oggi, il suo nome rappresenta l’essenza del borgo delle streghe, dove realtà e leggenda continuano a fondersi senza soluzione di continuità.
Luoghi considerati “energetici”
Il territorio di Calcata è costellato di luoghi considerati carichi di energia. Le grotte nel tufo, ad esempio, sono antiche cavità naturali e artificiali, utilizzate in passato per rifugi, stalle o cantine, ma da sempre associate a poteri soprannaturali. La loro oscurità e profondità ne fanno spazi liminali, dove la percezione del tempo si altera e l’immaginazione può scorgere presenze invisibili. Anche le antiche cantine e i passaggi sotterranei, collegamenti nascosti tra case e terreni, hanno alimentato la credenza che Calcata fosse un luogo di misteri protetti dal sottosuolo. Questi spazi, freddi e silenziosi, venivano spesso associati a riti di protezione, a incontri segreti o a osservazioni della luna attraverso aperture sottili.
Il ponte e il dirupo che circondano il borgo assumono invece una valenza simbolica potente. Il ponte diventa soglia tra il mondo conosciuto e quello sospeso di Calcata, mentre il dirupo rappresenta la linea di confine tra la terra e l’abisso, tra la realtà e l’ignoto. Attraversare questi luoghi non è solo un gesto fisico, ma un passaggio simbolico, quasi rituale, che ha contribuito a consolidare la fama di Calcata come borgo delle streghe.
Rituali e simboli nascosti
Tra le strade e le case di Calcata si conservano tracce di rituali e simboli stregoneschi. Alcuni segni sono incisi nella pietra, come croci, cerchi e segni geometrici, non sono soltanto decorazioni, ma probabilmente marcavano luoghi di protezione o di energia. Porte e architravi presentano spesso incisioni esoteriche, simboli antichi che rimandano a tradizioni popolari legate alla fertilità, alla protezione della casa e alla connessione con le forze naturali.
Le tradizioni legate ai solstizi e agli equinozi restano tra le più affascinanti. In passato, era consuetudine celebrare questi momenti dell’anno con gesti simbolici: accensione di fuochi, raccolta di erbe in giorni precisi, canti e danze che scandivano il passaggio del tempo. Questi riti, pur essendo in gran parte scomparsi, hanno lasciato una traccia nella memoria del borgo e contribuiscono ancora oggi a creare un alone di magia attorno a Calcata.
Racconti di fenomeni inspiegabili
Non mancano i racconti di fenomeni inspiegabili. Visitatori e residenti riferiscono di luci notturne che compaiono nei boschi o tra le grotte, luci che non hanno fonte apparente e che si spostano seguendo traiettorie misteriose. Alcuni raccontano di sogni ricorrenti, visioni di figure femminili o presenze che sembrano guidare chi dorme verso intuizioni o ricordi lontani.
Molti descrivono una particolare sensazione di presenze nei vicoli stretti, nei cortili silenziosi o lungo il dirupo: un brivido improvviso, un vento che sembra portare parole non udibili, un senso di essere osservati. Queste esperienze, difficili da spiegare razionalmente, hanno contribuito a consolidare l’idea di Calcata come un luogo dove il confine tra realtà e leggenda si assottiglia, e dove la memoria delle streghe sembra ancora vivere tra le pietre e nei silenzi del borgo.
Così, Calcata resta non solo un borgo medievale suggestivo, ma un vero e proprio scrigno di misteri, un luogo dove la storia e la leggenda si intrecciano, e dove chi cammina tra i suoi vicoli può percepire l’eco di un passato magico che continua a vibrare nel presente.
Guarda il VIDEO per intero sul nostro canale youtube di “Il bosco delle streghe”, eccoti il link:
Iscriviti al nostro canale Youtube: IL BOSCO DELLE STREGHE!
Leggi anche: Norne: vuoi la verità sul mito occulto del destino?
Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe
#streghe #stregoneria #persecuzionestreghe
