Il patto della strega: Perché Sei Attratto dalla Stregoneria?
Perché noi umani, uomini e donne, siamo attratti dalla stregoneria? Noi non ne siamo attratti, sono siamo stregoneria, magia, occulto ed esoterico. In qualche modo siamo attratti da ciò che è divino e da ciò che è oscuro o demoniaco. Nessuno ne è immune.
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Nelle profondità dell’anima umana risuona il richiamo antico, sussurrato tra le foglie di querce sacre e nei cerchi di pietre erette sotto la luna. Non è semplice curiosità né moda passeggera. È il richiamo della Stregoneria arte che lega il mortale al divino.
Nel fondo del proprio essere, ognuno di noi sa di non essere solo carne e ragione, ma scintilla di un fuoco primordiale che arde oltre i veli del mondo manifesto. La stregoneria antica é una scienza sacra delle ombre, praticata ovunque e ne abbiamo le prove dalle saga nordiche, dalle pharmakis greche, dalle strighe italiche e dalle sciamane siberiane. Esse non “adoravano il diavolo”, come avrebbe diffuso e mentito la Chiesa. Tutte le streghe, di qualsiasi cultura, dialogavano e dialogano con gli spiriti della terra, invocavano e invocano gli antenati, leggevano e leggono il destino nelle viscere degli animali o nel volo degli uccelli. Usavano e usano sigilli per connettersi con il mondo invisile o strumenti divinatori per conoscere il passato, presente e futuro.
La loro spiritualità è immanente, cioè inseparabile: la Dea triplice – Vergine, Madre, Vecchia – incarnano i cicli della natura e dell’anima. La strega non domina la Natura è fusa con essa, canale tra i regni. Ad oggi perché questo richiamo persiste? Perché l’uomo moderno, nonostante il ferro e il silicio, sente ancora la ferita dell’esilio. La civiltà razionalista ha reciso il cordone ombelicale con il Cosmo Vivente. Abbiamo guadagnato comfort, perso il sacro, ma è l’attrazione verso la stregoneria persiste, alle volte è debole, altre forte e poi giunge senza preavviso.
L’anima ricorda il tempo in cui il confine tra mondo umano e mondo invisibile, l’altrove, il regno dei morti, è sottile. Attraverso erbe, incantesimi, sangue lunare e danze estatiche, la strega ristabilisce quest’unione e può usare la sua energia per cambiare il destino, per migliorare oppure per manipolare.
Il potere di una strega
Il maleficium è l’ombra del beneficium. Il beneficium e la protezione dall’ombra dal maledificum. Queste sono le opere finali che una strega, in base al tipo di magia che possiede, ha praticato e studiato, è in grado di fare. Però il vero potere sta nella conoscenza delle correnti sottili che legano stelle, piante, umori del corpo e destini. Esotericamente parlando, la stregoneria risponde al desiderio di theosis – diventare dio – attraverso la via della Luna anziché quella del Sole.
Non ascende, cioè non sale, abbandonando la materia, ma la trasfigura, la modifica e la usa. Il sabbat non era e non è e non lo sarà mai, un’orgia demoniaca, ma un’esperienza estatica di dissoluzione dell’ego nel grande Tutto. Un piacere intenso che porta ad unirsi al mondo sottile circostante. La strega vola ungendo il corpo con unguenti fatati, ma perché, perché sa che lo spirito può liberarsi dalla ruota del tempo. È gnosi, cioè conoscenza religiosa superiore, ma carnale: il corpo come tempio, il desiderio come veicolo, la volontà come spada di luce nera.
Oggi, nel crepuscolo dell’era dei Pesci, il richiamo si fa più forte. Molti sentono il velo assottigliarsi perché c’è il ritorno all’origine. L’era dei pesci chiude il ciclo dello zodiaco e costringe, chiunque a iniziare nuovamente nell’era dell’ariete, ed ecco perché si sta facendo più forte il richiamo della stregoneria. La stregoneria antica insegna che ogni essere è strega o mago latente: basta ricordare. Attraverso il fumo di salvia e assenzio, il canto di nomi dimenticati e il contatto con le radici della terra, l’anima si risveglia. Il richiamo non è tentazione, ma è il ritorno a casa.
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I Segni del Passaggio: Quando l’Altro Lato si Annuncia
Nel cammino esoterico di una strega, il passaggio non avviene con fragore di trombe celesti, visioni o possessioni, bensì attraverso sussurri sottili che fendono il velo della coscienza ordinaria. L’anima prescelta comincia a percepire i primi segnali: sogni ricorrenti che ritornano con precisione in alcune fasi lunari. Presenze sfiorate nell’angolo dello sguardo, ombre, colpi di luce, esseri sfuggenti. Si hanno dilatazioni del tempo onirico in cui una singola notte sembra eterna. O ancora si ha una irresistibile attrazione verso simboli precisi – la triplice luna, il corvo, il pentacolo nero, la rosa appassita.
Questi fenomeni non sono proiezioni psicologiche. Nel linguaggio degli antichi, sono letti come aperture percettive: momenti in cui la mente, liberata dalle catene della razionalità diurna, attribuisce significato profondo a stimoli ambigui, trasformando il rumore del mondo in linguaggio sacro. La strega, stregone, maga o mago lo riconosce perché sono segni di attenzione dall’altro lato.
La Tradizione insegna che il velo tra i mondi è sottile e vivo. Quando un essere è pronto, l’Altro Lato protende i suoi tentacoli di luce nera e lo chiama, lo attira a sè. I sogni ricorrenti portano messaggi cifrati dell’Anima Mundi; le presenze percepite sono spiriti custodi o antenati che bussano alla porta della percezione; l’alterazione temporale onirica rivela che il Tempo, per gli Dèi, è un’illusione malleabile. L’attrazione per certi simboli è la memoria dell’Anima che si risveglia: quelle forme agiscono da chiavi che aprono porte dimenticate dello spirito. Chi ignora questi segni li perde finchè non si proporranno con più forza e magari anche con più violenza. Chi li riconosce e li onora inizia il vero cammino.
Attraverso rituali di attenzione – meditazione notturna, divinazione, unzione con oli sacri – l’iniziato impara a dialogare con ciò che lo osserva. Coloro che sentono oggi questi richiami non sono soli. Sono i chiamati di questa svolta d’era, coloro sui quali l’Altro Lato ha posato il suo sguardo. Ascoltare i segni significa accettare il Patto: abbandonare la sicurezza della luce ordinaria per immergersi nella sapienza feconda delle ombre.
Le Entità: Forze che si Nutrono di Attenzione
Nell’oscurità viva dell’esoterismo, le Entità non sono semplici spiriti erranti o demoni folkloristici. Esse sono forze primordiali, schemi di memoria autonomi che si nutrono di attenzione strutturata, cioè di energia. Ogni volta che l’umano rivolge loro intenzione ripetuta, rituale e carica emotiva, queste presenze si rafforzano, condensano e acquistano maggiore influenza su chi ha attratto o chiamato la loro attenzione. Nel linguaggio occulto, le Entità sono dette “figlie dell’attenzione”.
Non possiedono una esistenza indipendente assoluta, ma si manifestano perché, per sopravvivere, si nutrono di energia altrui. In questo modo diventano più forti, più cattive e più manipolatrici. Molte streghe usano queste entità in un patto di: dare e avere. Io ti do la mia energia e tu mida il potere di manipolare o magico.
Un’invocazione di un’entità ripetuta con san…gue, erbe, nomi segreti e gesti sacri le fa crescere. Attraverso la ripetizione il praticante le veste di forma, le dona nome e sigillo, e in cambio esse concedono potere, visione o alleanza. Così nasce il rapporto di mutuo nutrimento: l’Entità si alimenta dell’attenzione focalizzata dell’operatore, mentre l’operatore attinge alla corrente specifica che quella forza incarna. Le streghe non evocavano per gioco, ma per aumentare o canalizzare il proprio potere e volontà. Ogni entità invocata più volte diventava più densa, più reale, capace di influenzare eventi, sogni e perfino corpi.
Alcune di esse, cioè di entità, sono antichissime, nate da antiche comunità collettive; altre vengono plasmate dall’adepto stesso, creature che sono più affini alla propria anima che diventano guide fedeli o padroni esigenti.
Il pericolo e la bellezza risiedono nel medesimo principio: l’attenzione è cibo. Chi non sa controllare il proprio fuoco interiore può trovarsi divorato da ciò che ha nutrito incautamente. Chi invece comprende il mistero trasforma le Entità in alleate potenti. Esse non sono nemiche né divinità da adorare ciecamente. Sono specchi viventi e porte. Nutrite con disciplina e rispetto, diventano chiavi per oltrepassare i confini dell’umano.
Diventare Strega: La Trasformazione
Nel sentiero occulto, diventare strega non è l’acquisizione di poteri esterni, bensì una profonda conosenza dei propri poteri e trasformazione del proprio potere. L’anima smette di subire gli eventi e inizia a leggerli come linguaggio simbolico: un corvo che attraversa la strada, un sogno ricorrente, il numero che ritorna ossessivo non sono più coincidenze, ma messaggi dell’Altro Lato.
Si sviluppa così una connessione interna sacra, fatta di corrispondenze, sincronicità e ritualità personale. Ogni gesto quotidiano si trasformai in atto magico quando è impregnato di intenzione consapevole. Il caffè del mattino diventa libagione, il fumo di una sigaretta un’offerta, il sangue mestruale un elisir lunare. La realtà viene decodificata secondo un nuovo alfabeto: quello della Volontà e dell’Analogia.
La mente abbandona la visione meccanicistica e adotta lo sguardo della strega o del Mago: ogni cosa è connessa, ogni cosa parla. L’identità si espande. Non si è più soltanto “persona”, si diviene ponte vivente tra i mondi, canale della corrente antica. Diventare strega significa dunque risvegliarsi al proprio ruolo di interprete e tessitrice del reale. Chi compie questo passaggio non torna più indietro. Ha visto il velo e ha scelto di danzare sul suo filo.
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Il Patto: Non un Accordo, ma Struttura Operativa
Nel silenzio profondo della Via Occulta, il Patto delle streghe non è l’atto servile di vendere l’anima a un’entità esterna, come narra la superstizione profana.
Esso rappresenta una struttura operativa, una volontà chiara in cui il praticante impone la sua Volontà pura e si allinea con il cosmo. Quando l’iniziato pronuncia il Patto, non stringe un contratto con demoni o divinità lontane. Sigilla piuttosto un’alleanza con essi e con le correnti invisibili dell’Anima Mundi. È un atto di ri-programmazione sacra: la mente diventa più profonda e ricettiva. Ogni pensiero, ogni emozione, ogni percezione viene filtrata attraverso la lente del Patto.
Ciò che prima era casuale diventa significativo; ciò che era debole volontà diventa ferro rovente. Ciò conferisce coerenza alle sincronicità, potenza ai rituali e direzione ai segni. Il pattoato, cioè chi ha esegutio il patto, non chiede più “se” la magia funzioni perché la vive. La realtà esterna comincia lentamente a conformarsi ad una nuova mappa, essa cessa di contraddire sé stessa e inizia a tessere il reale con intenzione costante.
Molti temono il Patto come perdita di libertà, anche dopo le calunnie della chiesa. In verità è il contrario: è liberazione dalla schiavitù del caso e dell’io frammentato. Diventa una colonna che sostiene l’adepto anche nei momenti in cui la luce sembra spegnersi. Chi accetta il Patto non torna più alla coscienza ordinaria perché si è risvegliata. Da quel momento l’iniziato cammina nel mondo come chi sa di avere stretto alleanza non con l’esterno, ma con la parte di sé che è già divina.
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Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe
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