Patto col diavolo: il contratto che le Streghe temono
Non tutti i patti nascono dalla brama di potere. Alcuni nascono dalla disperazione. E proprio per questo non possono essere spezzati, come il patto con il diavolo.
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Un patto non è una promessa: è un legame che lega l’uomo a forze superiori, oltre la sua comprensione. L’attrazione verso l’unione tramite i patti o contratti, nasce da un istinto antico, radicato nel bisogno di controllare l’ignoto: io ti do e tu mi dai!
In ogni cultura, in ogni rito, esso rappresenta il punto in cui l’umano tocca il sovrannaturale, dove il desiderio diventa un atto rituale e la volontà diventa un sacrificio. La volontà viene espressa appunto nel prezzo che una persona è disposto a pagare. Il patto che nessuno deve accettare non è un errore, ma una lunga seduzione. A renderlo pericoloso è il fatto che esso è concepito, dal sovrannaturale, come una scelta senza ritorno. Un accordo firmato con simboli, sigilli, date planetarie e formule, dove la vera clausola da leggere è nascosta. Essa dice: il prezzo è l’anima.
Però, quello che non viene detto, che conoscono solo gli occultisti, è che la donazione dell’anima non avviene nel momento della morte, ma prima.
Ecco la verità sull’anima
Sarà colpa del cinema, forse delle serie televisive, io penso che la colpa più grande è l’ignoranza che trasforma crude verità, in racconti più dolci che siano meno spaventosi. In passato si parlava dell’importanza dell’anima. Ai nostri nonni si impartivano lezioni su cosa erano i valori morali, personali e familiari proprio perché essi ripulivano le cattive azioni e di conseguenza elevavano lo spirito. Oggi vi do un insegnamento antico su cosa sia l’anima e su come mai essa è la cosa più ambita da tutte le forze oscure.
Nei testi latini più antichi da Ennio, Plauto, Catone il Censore, l’anima non è una sostanza spirituale, nel senso cristiano e cattolico. L’anima nasce dalla radice della lingua indoeuropea: An, che significa: soffiare o respirare. Indica quindi il respiro vitale. Infatti si credeva che chi morisse, nel suo ultimo respiro soffiasse via l’anima che usciva dal corpo per unirsi all’energia universale, cosmica e naturale. Tale espressione divenne più “raffinata” nell’antica Roma con il nome di: Umbra/Manes vale a dire: ciò che resta del defunto nei campi elisi.
Nel I secolo A.c a seguire, con Cicerone e i filosofi Stoici, tra cui Seneca, l’anima si trasforma in un principio razionale di immortalità. L’anima è qualcosa di sottile, il soffio caldo della vita, che sopravvive dopo la morte e rimane il ricordo delle azioni. Più tardi nell’era cristiana, l’anima è creata da dio, e, udite, udite, non è eterna perché essa tornerà in pace con l’energia universale. Rimangono però alcuni concetti romani: la memoria o il ricordo, la conoscenza e le opere, quindi la volontà delle azioni eseguite in vita. Ecco quindi che il concetto attuale di anima che si leva dal corpo per andare in paradiso, inferno o purgatorio, cambia e con esso viene stravolta tutta l’antica religione, perfino le stesse radici cattoliche.
Vuole l’anima, prima della morte
Come mai l’anima, che non è visibile, per quale motivo è tanta ambita dalle entità oscure e in particolare dal diavolo? Perché essa compie le nostre azioni. Forma i nostri comportamenti, supporta le idee, aiuta a continuare la vita, connette uomo con uomo e permette di formare conoscenze da passare ai posteri. L’insegnamento che oggi è stato semplificato da tali insegnamenti è: comportati bene e la tua anima diventa simile a quella di Dio, comportati male è finisci in mano al diavolo.
Però il discorso è più complesso e spaventoso. Nel corso dei secoli, a causa anche del cambio delle idee, della forte ignoranza di base e diminuzione di supporti morali, ecco che si pensa che le entità oscure ambiscono nell’avere l’anima e che la possono avere solo quando sono morti. Tutto questo non ha senso! Cosa se ne farebbe un’entità malevola o il diavolo dell’anima morta? Per tormentarla in un mondo invisibile in cui, seguendo i dogmi religiosi, siamo solo energia e alone bluastro? No! Il pagamento avviene già quando si è in vita ed è lento, continuo, tormentato, che logora ogni nostra particella. Più soffriamo e più nutriamo tali entità. Dove poi la morte è l’unica azione che ci consente di mettere termine al tormento.
Il patto e il prezzo da pagare
Come mai stipulare un patto è un errore? Cosa c’è in gioco?
La perdita di controllo sulla propria esistenza. Non si tratta di un prezzo pagabile con denaro o sangue, ma di una trasformazione irreversibile: la dissoluzione dell’identità, la cancellazione del confine tra chi sei e ciò che ti possiede. Nell’esoterismo, il patto non è un contratto, è un rito. Ogni parola pronunciata è un comando, ogni gesto un sigillo. Il patto che nessuno avrebbe dovuto accettare non chiede solo un’offerta: chiede una partecipazione. Il firmatario è parte del rito stesso, e il rito diventa parte del firmatario. Si entra in un circuito di energia dove il confine tra vittima e colpevole si annulla.
Tale rito è la manifestazione di una trappola: la prova che qualcosa è stato scambiato. Un simbolo inciso nella pelle, un nome pronunciato in una lingua morta, un segno che appare negli oggetti più comuni. Quello ci ricorda ciò che abbiamo stipulato e con chi! Il punto cruciale, che nessuno dice o si ignora, è che il patto non si rompe! Anche se lo neghiamo, il legame c’è. L’unica scelta che resta è capire chi controlla chi. Purtroppo se l’oscurità è diventata parte della tua essenza, sappi che l’entità ol il diavolo si è legata alla tua forma, dirige i tuoi pensieri e azioni. Qui il ritorno non è più possibile.
L’incontro con l’entità o diavolo
L’incontro avviene dove la luce non arriva mai davvero, in un bosco, in una radura isolata, in una grotta o in una stanza dove nessuno possa udire l’evocazione e soprattutto al buio. Il luogo scelto non è casuale: è un crocevia di energie antiche, un punto dove i confini tra il visibile e l’invisibile sono sottili. Infatti è necessaria la presenza di tutti e 4 gli elementi, posti verso i guardiani delle porte, più altri oggetti che sono considerati sacri e connessi con l’entità da richiamare.
L’entità o il diavolo si manifesta prima come un odore: ferro, resina bruciata o arsa, non buona, oppure con un odore di qualcosa vivo che brucia. Poi la forma appare, ma non in modo netto può essere un’ombra, il movimento di un qualche oggetto, una nebbia o ancora con un freddo intenso che fa accapponare la pelle. La voce non è una voce forte come quella che possediamo, si manifesta come: un suono dentro la testa, un sussurro all’orecchio, dei tintinni o scricchiolii che però formano un codice o una sequenza che riusciamo a udire.
La proposta del patto non è detto che sia accettata per intero. Ad esempio noi chiediamo ricchezza e successo, fama e gloria? L’entità può invece contrattare con denaro come una vincita, ma che non sia gloriosa, ma comunque allettante. La fama può arrivare, ma è solo locale, non mondiale. Tra l’altro, è possibile che alla richiesta dell’evocazione, vi vengano in mente tanti piccoli desideri e l’entità andrà a selezionare quali accettare e quali no. Per questo nei rituali di evocazione si richiede massima concentrazione e una sola richiesta.
Contrattazione con l’entità o diavolo
Un elemento interessante è che la contrattazione avviene in base al “valore” della nostra anima. In che senso? Siamo state persone rette, corrette, compassionevoli, altruiste oppure che hanno una grande conoscenza morale, personale e culturale? Allora i nostri gesti, parole e la memoria che abbiamo lasciato negli altri è potente, quindi il valore è alto e qui abbiamo la possibilità di avere esauditi maggiori richieste. Siamo stati, fino al momento del patto, persone disoneste, che hanno sempre parlato male degli altri, che abbiamo ostacolato oppure distrutto gli altri? In questo caso l’anima ha un basso valore perché non si è elevata quindi è più difficile che l’entità si palesi.
Cosa ti chiede l’entità?
Il tuo desiderio è chiaro perché è tuo, ma l’entità cosa vuole in cambio? Non denaro, non ricchezza, non un oggetto visibile. Non è detto che il patto sia la donazione della tua anima, ma può chiederti: un nome, un segreto, un sacrificio e ciò è la chiave per arrivare alla tua anima. In questo modo tu diventi un canale, una porta, un corpo che possa essere usato per i suoi scopi. Inoltre, nel patto, cosa che raramente viene ricordata in tanti racconti e che vuole la tua: fedeltà senza limiti e ciò vuol dire che non potrai mai dirgli no.
La proposta è chiara: ottenere il controllo su ciò che distrugge, cioè il controllo su di te che provocherai distruzione. Il patto è un accordo di scambio: ciò che viene dato viene preso. Coloro che evocano per formulare il patto, spesso sono spinti dalla disperazione ed è per questo che capisce, in parte, la gravità della richiesta. La firma del patto avviene con un gesto semplice e crudele. Un taglio sulla pelle, una goccia di sangue che cade sul terreno, sul suo sigillo oppure su uno degli elementi che lo rappresentano. Il sangue non viene assorbito: si allarga, formando un simbolo antico, un sigillo che brilla appena e che indica che l’entità ha accettato.
Per comprendere che il patto è stato accettato, nei giorni avvenire oppure poco dopo il rito, troverete: pietra nera oppure arsa, con la cenere o rossiccia perché bruciata. Il legame è stabilito
Tempi di realizzazione
Come avere la certezza che il rituale sia andato a buon fine? La prima promessa fatta o pensata si compie con la stessa precisione con tempi di realizzazione che vanno dai primi giorni dopo l’evocazione fino a un massimo di 99 giorni. Il primo successo arriva sotto forma di denaro che conferma che il patto si è attivato. Con i soldi arriva il potere. In seguito la vendetta o rivalsa verso qualcuno o qualcosa.
A questo punto, l’evocatario, chi ha eseguito il rituale, si sente invincibile. La paura che l’aveva accompagnata fino a quel momento si trasforma in arroganza. Ma proprio in quel momento la trappola comincia a chiudersi. Il patto non si limita a dare: inizia a prendere.
La svolta: il prezzo reale
Come ho accennato in precedenza, l’anima non viene data nel momento della morte, ma il tormento inizia proprio in vita. Arrivati all’arroganza ecco che iniziano i primi tormenti. L’entità inizia a nutrirsi della sua vittima. Le notti diventano insonni e tormentate da incubi o parole. Nel corso del tempo si avvertono sussurri e ombre inquiete. La presenza diventa più evidente. C’è luogo poi agli eventi strani: gli oggetti si spostano da soli, specchi riflettono un’ombra in più, i cani e gatti ululano o soffiano. Rumori di passi alle nostre spalle oppure nei corridoi di casa.
Come mai si hanno questi fastidi? Perché lui ti ricorda del patto e questo vuol dire che inizia a tormentarti. Non è ancora finita perché ci saranno poi le sfide morali. Rabbia costante. Violenza verso gli altri, sia fisicamente che mentalmente. Si inizia a pensare o a ricordare tutto il male che si è stato fatto e si vuole giustizia. La nostra anima inizia a inaridire fino a non provare più sentimenti, ma solo odio. Sul corpo del protagonista compaiono segni o simboli, lividi oppure dolori e distorsioni. Si avverte sempre freddo, la sua pelle diventa fredda.
A questo punto i tormenti diventano sempre più forti, sempre più colpevoli verso noi stessi fino a sviluppare paranoie, crisi isteriche, depressione. Tutto questo diventa un nutrimento indispensabile e l’entità chiede un sacrificio vero personale oppure altrui, ma che ti fa perdere completamente la tua anima. La morale è oscura e semplice: quando si stringe un patto con l’ombra, non si negozia un favore. Si concede un’apertura. E ciò che entra non si limita a prendere: si insedia.
Medioevo e patti col Diavolo
Il Medioevo è l’epoca in cui ci sono verbalizzati più casi di patti che in altre epoche. Sia perché la popolazione era legata ai culti antichi, quindi non del tutto cristiana, e sia perché era più facile notare il diavolo a cui ci si era legati. Oggi questa fusione è confusa, non perché non crediamo, ma perché la vita ci ha allontanato dai reali concetti di: amore universale, carità, compassione e valori familiari. La società medioevale vede chi opera per l’oscurità: corpi corrotti, menti possedute, strumenti del diavolo. Chiunque si discosti dal comune ordine morale può diventare un canale per il male.
Peste, carestie e guerra non sono solo calamità: sono segnali. Segni inviati da Satana per mettere alla prova la fede o per punire la debolezza umana. Ogni morbo che decima un villaggio, ogni campo che non dà frutti, ogni esercito che attraversa terre in fiamme è un attacco occulto, che mina ed elimina la vita naturale. Le cronache di allora registrano la distruzione come una punizione divina, ma la spiegazione è più semplice: il Diavolo agisce nel mondo attraverso l’uomo. Le sue azioni, le paure e l’avidità.
È in questo contesto che il patto nasce, perché la disperazione rende la porta dell’ignoto più facile da varcare. Anche oggi la disperazione è la porta che ci induce a comportamenti disumani e a una vicinanza maggiore a queste entità malevoli. L’accordo con l’ombra appare l’unica soluzione concreta. È qui che il patto si insinua.
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Articolo scritto e pubblicato da: Il bosco delle streghe
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